Comunicare con i figli adolescenti: 5 errori da evitare

Le porte chiuse, le risposte a monosillabi, il telefono sempre in mano. Comunicare con un figlio adolescente a volte sembra impossibile. Ma spesso il problema non è quanto parliamo: è come.
1. Trasformare ogni conversazione in un interrogatorio
“Com'è andata a scuola? Hai studiato? Con chi esci? A che ora torni?” Per noi sono domande d'affetto, per loro è un controllo. Il risultato: risposte sempre più corte, fino al silenzio.
Prova a sostituire le domande con le aperture: raccontare qualcosa di te, commentare insieme una serie o una canzone, condividere un momento senza secondi fini. I ragazzi parlano quando non si sentono sotto esame.
2. Dare la lezione prima di ascoltare
Quando finalmente si aprono e raccontano un problema, la tentazione è partire subito con la soluzione o, peggio, con la morale. Ma se ogni confidenza si trasforma in una predica, la prossima volta il ragazzo se la terrà per sé.
Prima si ascolta, tutto, fino in fondo. Poi si può chiedere: “vuoi un consiglio o volevi solo raccontarmelo?” Questa semplice domanda cambia le regole del gioco.
3. Sminuire le loro emozioni
Il dramma per il litigio con l'amica, la disperazione per la storia finita dopo due settimane. Visti da adulti sembrano esagerazioni, ma per loro sono terremoti veri. Frasi come “figurati, tra una settimana ti passa” comunicano una cosa sola: quello che provi non conta.
Non serve condividere la loro scala di valori: basta rispettarla. “Capisco che per te è importante” vale più di cento consolazioni.
4. Scegliere sempre il momento sbagliato
Il discorso serio appena tornano da scuola, la domanda importante mentre sono con gli amici in chat. La comunicazione con gli adolescenti è questione di tempismo: il momento giusto spesso è quello laterale, in macchina, cucinando insieme, camminando. Quando non c'è il faccia a faccia, le parole escono più facilmente.
5. Dimenticare che comunichiamo anche noi, sempre
I ragazzi ci osservano molto più di quanto ci ascoltino. Se chiediamo loro di staccarsi dal telefono con il telefono in mano, se predichiamo la calma urlando, il messaggio che passa è quello dei fatti, non delle parole.
La buona notizia? Funziona anche al contrario: ogni volta che gestiamo un conflitto con calma, che chiediamo scusa, che ascoltiamo davvero, stiamo insegnando comunicazione senza fare lezione.
Il dialogo si può ricostruire
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